"Cronache di un cronista di prima categoria" è opera di ampio valore socialculturaletnologico. Si tratta, ma avrete modo di leggerlo più diffusamente, di cronache di partitelle di calcio, da cui si dipanano fitti intrecci narrativi, storici, un viaggio nella memoria locale e collettiva.
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Questo recita la prefazione:
Ciò che avete per le mani è semplicemente la raccolta delle cronache della squadra A.S. Volta, che ho scritto per certi giornali locali, corredate da alcune impressioni personali.
Doverose sono alcune precisazioni: in primis, tutto ciò che appare tra virgolette è da intendersi come pronunciato in dialetto dell’alto mantovano, che ho tradotto, a malincuore, per evitare poco leggibili note e rendere il tutto comprensibile ai subpadani. Si perde un po’ lo spirito, ma credo che la scelta che ho operato sia quella più opportuna. Le note, una manciata, appaiono ad illustrazione dei punti cardine. In secundis, ipocritamente, per non urtare la sensibilità di nessuno, ho censurato la parte finale delle bestemmie con tre asterischi. Personalmente, non intendo offendere divinità alcuna: la bestemmia è, per quanto deprecabile, costume locale, e io sono solo un cronista. Non ne abbia a male nessun onnipotente e non si senta imbarazzato nessun religioso. In tertiis, tutto quello che qui dentro è raccontato è vero per come me lo ricordo io, non è importante se poi sia avvenuto sul serio o meno (sono pur sempre un giornalista). Nulla è stato cambiato nel mettere su carta la mia memoria. Se questa mi ha giocato qualche tiro mancino, non sono io quello a cui dovete rivolgervi. I nomi, nonostante l’apparenza, non sono stati cambiati.


