La Latta del Bardo

   Archivio di Michele Mari, il bardo di Volta Mantovana .
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domenica, 16 settembre 2007
 

El Mago de Sasèll

(maggio 2006)

Il mago Gino è un anziano signore di Volta, sedicente mago. Gira per il paese con un Garelli del 65, cui ha legato dietro una cassetta per la frutta con scritto a pennarello "Mago Gino".

I suoi trucchi principali sono: alzare il coperchio di una cassapanca e, sostenendo di parlare con Londra, gridare dentro: "Che temp fa a Londra?", poi, verso il pubblico: "A Londra i dìs che piöf"; trucchi di carte, mal riusciti; sedute spiritiche. Il Sasello in questione è una contrada di Volta Mantovana, quella che dal centro storico scende verso l'inizio del piano padano. 

Sol                               Do                        Sol

Che nase sènt famusa süced mia trop de spess

Mim                                  Do              Re

Che cambia töt el mund e fa ‘n pö de burdèll

Sol                              Do                   Sol

Il papa di Polonia, Maradona l’argentino

Do           Re      Sol

E lü, che l’era de Sasèll

Che nasca gente famosa non succede molto spesso

Che cambia tutto il mondo e fa un po' di casino

Il papa di Polonia, Maradona l'argentino

e lui, che era di Sasello 

I se n’era encursì sübit che l’era en giöt en pö speciale

El vestìa töc i dè cuma s’el fess Carnevale

El sügàa mai al balù ma el gh’ia en sogn en testa

E l’era un sogno niente male

 Se ne erano accorti subito che era un ragazzo un po' speciale

Vestiva tutti i giorni come fosse Carnevale

Non giocava mai a calcio, ma aveva un sogno in testa

ed era un sogno niente male

Lü l’era analfabeta e anca un pö stimmatic

Ma el lesìa le carte e i fondi del caffè

El gh’ia en cilindro in testa e l’era aga simpatic

L’era famùs, ma el ghe n’ia mia a sé

 Lui era analfabeta e anche un po' astigmatico

ma leggeva le carte i fondi del caffè

aveva un cilindro in testa ed era anche simpatico

Era famoso, ma non ne aveva abbastanza

Sim           Do         Re

Alùra l’à töt el Garellino

Do                   Re   Sol

L’è deèntà el mago Gino

 Allora ha preso il Garellino

è diventato il Mago Gino

“I mìi i vulìa fàm stüdìa de pret

ma gh’ie mia la vocassione e sò restà en s’el vago

ò stüdìa ‘na möcia, me so aga esercità

lè, sò deèntà el Mago”

 "I miei volevano farmi studiare da prete

ma io non avevo la vocazione e sono restato sul vago

ho studiato molto e mi sono anche esercitato

ecco, son diventato il mago"

El gh’ia en qual difèt ma l’era mia stràss

Ma l’à mai tirà föra gninte dal capèll

El ghe pruàa semper cui üsèi e cui curniöi

Ma i vegnìa föra mort e sensa pèll

 Aveva qualche difetto ma non era scadente

Anche se non ha mai tirato fuori niente dal cappello

ci provava sempre con gli uccelli e coi conigli

ma venivano fuori morti e senza pelle

Però a fa sparì la roba l’era prope el mei

El fasìa sparì su mader e la roba de magnà

Na ölta el m’à fat sparì de bisaca el purtafoi

T’à fàt, me l’ò pö catà

 Però a far sparir la roba era proprio il meglio

Faceva sparire sua mamma e la roba da mangiare

una volta mi ha fatto sparire di tasca il portafoglio

accidenti*, io non l'ho più trovato

Alùra l’è cascà cul Garellino

S’è sgarbelà el Mago Gino

Ma la magia pü bela che g’à cambià la vita

L’è stà fa fünsiunà chel Gareli scalcinà

L’à dit ventòt bestöme, el gà dàt una pesàda

Per vint an el s’è pö smursà 

 Ma la magia più bella, che gli ha cambiato la vita

è stato far funzionare quel Garelli scalcinato

Ha detto ventotto bestemmie e gli ha tirato un calcio

per vent'anni non si è più spento

Alura l'è cascà cul Garellino
S'è sgarbelà el Mago Gino

 Allora è cascato col Garellino

si è sbucciato* il Mago Gino

Sol            Do    Sol       Do

E so e şò e so e aanti e endrè

Mim                                         Sim

Ma gnà en mago l’è bù de fermà el temp

Do                               Re                    Sol

E i an i scapa fort e el Gareli ghe tè mia a drè

 E su e giù e avanti e indietro

Ma nemmeno un mago sa fermare il tempo

e gli anni scappano forte e il Garelli non tiene il passo

El mantel in de l’armare el sé töt sculurì

E lü ades el ga aga la su età

El varda a drè la schena, el manda sò en gusì

El sa gnà lü cusa spetà

il mantello nell'armadio si è tutto scolorito

e lui adesso ha anche la sua bella età

si guarda dietro la schiena, manda giù un goccino

non sa nemmeno lui cosa aspettare 

Nuater spetòm el Garellino

Spetòm amò el Mago Gino

Noi aspettiamo il Garellino

aspettiamo ancora il mago Gino

note dialettali: non tutti i termini in lingua originale hanno un'esatta corrispondenza in italiano. "T'à fat"è un'intercalare che indica stupore o risentimento, un po' come "accidenti", però è l'abbreviazione di un insulto, che a sua volta non vuole offendere ma solo indica stupore o risentimento, cioè "la vaca ad to mader che t'à fat", vale a dire "quella vacca di tua mamma che ti ha fatto". Per brevità, rimane solo il "t'à fat". "Sgarbelà", voce del verbo "sgarbellare" è una via di mezzo tra lo sbucciarsi il ginoccio o altre membra e lo scorticarsi. Indica una ferita non grave ma senz'altro dolorosa, con perdita evidente di tessuto epiteliale. E' peggio, e più goffo, di sbucciarsi, ma non ancora scorticarsi, che si può dire "sbregarsi", "cavarsi la pelle".


 

postato da michelemari | 12:18 | commenti (3)
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