Avvertenze Questo sito è gestito da personale non credente. Qualunque invito a convertirsi a qualsivoglia religione è da considerarsi anticipatamente VANO, e qualunque catechizzatore verrà ricoperto di insulti in dialetto dell'alto-mantovano. Germano Mosconi for Pope!
Il Papa condanna questo sito
Questo sito sta, lentamente, svolgendo l'Operazione Jacques Brel, cioè pubblicare di tanto in tanto le traduzioni in italiano del maestro belga. Sono graditi i contributi. Le traduzioni di Brel si trovano nella sezione "Operazione Brel" Tutte queste
opere sono pubblicate sotto una
Licenza
Creative Commons
"anybody caught singin' these without our permission, will be mighty good friends of ourn, cause we don't give a dern. Publish it. Write it. Sing it. Swing to it. Yodel it. We wrote it, that's all we wanted to do."
Questo sito supporta le seguenti campagne:
Rimandiamo il Papa ad Avignone
Movimento per Gaetano Bresci
Meglio l'erba del vicino che il vicino di Erba
Forza Danimarca
Est-il en notre temps rien de plus odieux
De plus désespérant, que de n'pas croire en Dieu ?
J'voudrais avoir la foi, la foi d'mon charbonnier
Qui est heureux comme un pape et con comme un panier
Mon voisin du dessus, un certain Blais' Pascal
M'a gentiment donné ce conseil amical
" Mettez-vous à genoux, priez et implorez
Faites semblant de croire, et bientôt vous croirez "
C’è ai nostri giorni qualcosa di più odioso, di più avvilente di non credere in Dio? Vorrei avere la fede del mio carbonaio, che è felice come un papa e scemo come una zucca. Il mio vicino di sopra, un certo Blaise Pascal, mi ha dato gentilmente questo consiglio da amico: “Mettiti in ginocchio, prega e implora, fai finta di credere e presto crederai!”
J'me mis à débiter, les rotules à terr'
Tous les Ave Maria, tous les Pater Noster
Dans les rues, les cafés, les trains, les autobus
Tous les de profundis, tous les morpionibus
Sur ces entrefait's-là, trouvant dans les orties
Un' soutane à ma taill', je m'en suis travesti
Et, tonsuré de frais, ma guitare à la main
Vers la foi salvatric' je me mis en chemin
Mi sono messo a recitare, le rotule per terra, tutte le Ave Maria, tutti i Padri Nostri, nelle strade, nei caffè, nei treni, negli autobus, tutti i De Profundis, tutti i Rompicoglionibus. Intanto trovando nelle ortiche un saio della mia taglia mi sono travestito e tonsurato di fresco, chitarra alla mano, mi sono incamminato verso la fede salvatrice.
J'tombai sur un boisseau d'punais's de sacristie
Me prenant pour un autre, en chœur, elles m'ont dit
" Mon pèr', chantez-nous donc quelque refrain sacré
Quelque sainte chanson dont vous avez l'secret "
Grattant avec ferveur les cordes sous mes doigts
J'entonnai "le Gorille" avec "Putain de toi"
Criant à l'imposteur, au traître, au papelard
Ell's veul'nt me fair' subir le supplic' d'Abélard
Capitai su un capannello di beghine da sacrestie che prendendomi per un altro in coro m’hanno detto: “Padre, ci canti qualche ritornello sacro, qualche santa canzone in cui avete il segreto!”. Grattando con fervore le corde con le dita primo canto Il Gorilla poi Sei Una Troia. Gridando all’impostore, al vile ed al bastardo, vogliono farmi subire il supplizio di Abelardo.
Je vais grossir les rangs des muets du sérail
Les bell's ne viendront plus se pendre à mon poitrail
Grâce à ma voix coupée j'aurai la plac' de choix
Au milieu des petits chanteurs à la croix d'bois
Attirée par le bruit, un' dam' de Charité
Leur dit : " Que faites-vous ? Malheureus's arrêtez
Y a tant d'homm's aujourd'hui qui ont un penchant pervers
A prendre obstinément Cupidon à l'envers
Tant d'hommes dépourvus de leurs virils appas
A ceux qu'en ont encor' ne les enlevons pas "
Andrò ad ingrossare i ranghi dei muti del serraglio, le belle non verranno più ad appendersi al mio torace, grazie alla mia voce castrata avrò il posto d’onore in mezzo ai piccoli cantori della croce di legno. Attirata dal casino una dama di carità dice loro: “Che fate? Pazze, fermatevi, ci sono tanti uomini al giorno d’oggi che hanno un’inclinazione perversa a prendere ostinatamente Cupido al contrario, tanti uomini privi del loro apparato virile: a quelli che li hanno ancora, non leviamoli!”
Ces arguments massue firent un' grosse impression
On me laissa partir avec des ovations
Mais, su'l'chemin du ciel, je n'ferai plus un pas
La foi viendra d'ell'-même ou ell' ne viendra pas
Je n'ai jamais tué, jamais violé non plus
Y a déjà quelque temps que je ne vole plus
Si l'Eternel existe, en fin de compte, il voit
Qu'je m'conduis guèr' plus mal que si j'avais la foi
Questi argomenti insieme fecero una grossa impressione: mi lasciarono partire con delle ovazioni. Ma sulla strada del cielo non farò più un passo, o la fede verrà da sola o non verrà affatto. Non ho mai ucciso, nemmeno violentato, e già da qualche tempo non rubo più : se l’eterno esiste, in fin dei conti vede che non mi comporto peggio che se avessi la fede.
Riassunto Brassensiano in una canzone: etica senza Dio, odio per le beghine e per i salvatori, perversità della fede canonizzata, irriverenza, ironia.
Non è questo un colpo di genio?
Ah, il buon vecchio Bob Dylan. Ancora lui, ancora un suo pezzo. Uno può domandarsi come si può essere il più grande e come ci si mantiene il più grande dopo 40 anni: la risposta è continuando a scrivere grandi canzoni e fare grandi concerti. Ma come si fa se si sanno usare tre accordi, la voce se ne è andata e a momenti ci lasci le penne per via di un colpo al cuore? Avendo il coraggio di scrivere grandi canzoni e fare grandi concerti, portando sul palco cio che si rappresenta più di ciò che si è. Perchè che la voce di questo vecchiaccio sia bella non è vero, ma che questo grande vecchiaccio stia cantando una cosa emozionante è altro discorso. Not dark yet è del 1997, da quel capolavoro oscuro che è "Time out of mind", questa versione live è del 2000. Not dark yet dice
Shadows are falling and I've been here all day
It's too hot to sleep time is running away
Feel like my soul has turned into steel
I've still got the scars that the sun didn't heal
There's not even room enough to be anywhere
It's not dark yet, but it's getting there Le ombre stanno scendendo e sono stato qui tutto il giorno, è troppo caldo per dormire e il tempo corre via, mi sembra che la mia anima sia diventata di acciacio, ho ancora le cicatrici che il sole non ha sanato, e non è ancora buio, ma si sta facendo.
Well my sense of humanity has gone down the drain
Behind every beautiful thing there's been some kind of pain
She wrote me a letter and she wrote it so kind
She put down in writing what was in her mind
I just don't see why I should even care
It's not dark yet, but it's getting there
Il mio senso di umanità se ne è andato, dietro ogni cosa meravigliosa c'è stato qualche tipo di dolore, lei mi ha scritto una lettera, me l'ha scritta così dolce, ha messo sul foglio quello che pensava; io non vedo perchè dovrebbe interessarmi, non è ancora buio, ma si sta facendo.
Well, I've been to London and I've been to gay Paris
I've followed the river and I got to the sea
I've been down on the bottom of a world full of lies
I ain't looking for nothing in anyone's eyes
Sometimes my burden seems more than I can bear
It's not dark yet, but it's getting there
Sono stato a Londra, sono nella ridente Parigi, ho seguito il fiume e sono arrivato al mare, sono stato al fondo di un mondo pieno di menzogne, non sto cercando niente negli occhi di nessuno. Certe volte il mio carico è più di quello che posso sopportare, e non è ancora buio, ma si sta facendo.
I was born here and I'll die here against my will
I know it looks like I'm moving, but I'm standing still
Every nerve in my body is so vacant and numb
I can't even remember what it was I came here to get away from
Don't even hear a murmur of a prayer
It's not dark yet, but it's getting there.
Sono nato qui e morirò qui contro la mia volontà, so che sembra che io mi muova, ma sono fermo immobile, ogni nervo del mio corpo è malfermo e scoperto, non ricordo nemmeno scappando da cosa sono arrivato qui, non sento nemmeno il mormorio di una preghiera: non è ancora buio, ma si sta facendo.
Colgo l'occasione di un suo concerto nei paraggi per parlarvi di un mio amico, che oltra alla poca gloria d'essere amico mio, è un artista fenomenale. Lui si chiama Elia Billoni, ma si presenta sul palco come interprete di Dino Fumaretto: Dino Fumaretto è una sorta di suo alter ego, forse solo un nome alla Pessoa, ed è un cantautore immaginario che si rifiuta di uscire. Scrive pezzi per voce e pianoforte che con ironia sardonica e sarcastica descrivono la povertà del mondo di oggi (versi come "un ritorno alla barbarie avrebbe un certo valore" oppure "chiudo tutte le finestre/l'aria viziata è fuori), l'illusione dell'essere ("quanto tempo abbiamo ancora per illuderci di stare, per illuderci di andare", "buchi in città, e riprendere coscienza del vuoto"), l'impotenza ("trattato come un talebano/dai teologi della progressione/oppure qualche pacca sulle spalle/ciao ci vediamo buonesilio", "quando avevo male ai testicoli davo la colpa agli americani") e la solitudine, tutto condito con una buona dose di surrealismo, che è poi la vena che dà alle sue canzoni, altrimenti terrificantemente spaventose, un'aria un po' più leggera che permette i gradi di lettura diversi ("voglio clonarmi per conoscermi meglio", "venite assassini, uccidete i ladri e le donne", "voglio una vita spericolata che mi dica sempre iiih"). In sintesi, è un geniaccio, perché tira fuori cose stupefacenti e le porta sul palco con un bel po' di faccia tosta, dando l'impressione di uno completamente fuori di melone pur, cosa straordianaria, essendolo in buona dose veramente. Condisce tutto con urla, grida, stridi improvvisi, ossa lanciate sul palco, uno scrigno dove tiene i titoli della canzoni...
Le sue canzoni mi piacciono moltissimo. Una in particolare ha un finale così staccato dal resto e così bello che illumina tutto di luce diversa, di sguincio.
Si chiama "Fuck the world" e io c'ho il video.
Troverete tutto sul suo sito, testi e alcuni pezzi, www.dinofumaretto.com.
Sarà in concerto Domenica 2 Settembre, alle 22.00, all'officina di Volta Mantovana. Da non perdere.
De Gregori ha delle doti soprannaturali. Un senso melodico e poetico che si combina sempre benissimo. Questo gli ha permesso di scrivere delle canzoni bellissime che sono entrate di diritto nella storia della musica (Alice, Rimmel, Niente da Capire, Pablo, La donna cannone, La storia, Viva l'italia, Generale). Ravanando fra le pieghe del suo canzoniere, si trovano molte cose medie e mediocri (anche pessime), specie negli ultimi tre album (che tuttavia sono composti anche di grandi canzoni) e molte gemme (La casa di Hilde, Miramare, Un guanto, Natale, Gesù Bambino, Sempre e per sempre, Cose, Dr. Dobermann, A pa' etc.), lontane dal grande pubblico ma di splendore cristallino.
Di lui si dice sempre che è criptico, ermetico e forse è vero, ma non poi tanto. E' solo fortemente allusivo, metaforico al quadrato, ma quando le metafore son riuscite si può anche cercare di capire cosa vuol dire. O forse è meglio lasciar stare.
Questa canzone, Santa Lucia, è una delle più belle. Una di quelle canzoni perfette.
Jacques Brel è stato un gigante della canzone e ha scritto una ventina di pezzi immortali. Ha inventato un modo nuovo di porsi col pubblico, una gestualità marcatissima, un uso della voce dotato di miriadi di sfumature e ha aperto la strada parallela a quella di Brassens, l'altro chansonnier immortale. La prima corrente del cantautorato italiano viene più da Brel che da Brassens, dal quale invece imparerà piuttosto De André. Guccini e Vecchioni sono più Breliani. Ma poi non posso riuscire a scrivere grandi trattazioni, perché Brel è uno sconosciuto ad oggi in Italia e non se ne capisce il motivo. Beccatevi sto video, e poi dite se non è un grande. Beninteso, su Youtube ci sono tantissimi video. Guardatevi "Ne me quitte pas", "Amsterdam", "Les bigotes", "Les bonbons", "L'ivrogne", "Le plat pays", "Le moribond", "Le dernier repas", "Jef", "Madeleine" ecc. Non ve ne pentirete.
Ah je les vois déjà
Me couvrant de baisers
Et s'arrachant mes mains
Et demandant tout bas
Est-ce que la mort s'en vient
Est-ce que la mort s'en va
Est-ce qu'il est encore chaud
Est-ce qu'il est déjà froid
Ils ouvrent mes armoires
Ils tâtent mes faïences
Ils fouillent mes tiroirs
Se régalant d'avance
De mes lettres d'amour
Enrubannées par deux
Qu'ils liront près du feu
En riant aux éclats
Ah Ah Ah Ah Ah Ah
Ah, io li vedo già, a coprirmi di baci, a litigarsi le mie mani, a domandarsi pian piano, "La morte se ne viene? la morte se ne va? è ancora caldo? è già freddo?" Aprono i miei armadi, tastano le mie ceramiche, si tuffano nei miei cassetti, spartendosi le mie lettere d'amore, imbustate per due, che leggeranno vicino al fuoco, ridendo a crepapelle Ah ah ah aha
Ah je les vois déjà
Compassés et frileux
Suivant comme des artistes
Mon costume de bois
Ils se poussent du cœur
Pour être le plus triste Ils se poussent du bras
Pour être le premier
Z'ont amené des vieilles
Qui ne me connaissaient plus
Z'ont amené des enfants
Qui ne me connaissaient pas
Pensent aux prix des fleurs
Et trouvent indécent
De ne pas mourir au printemps
Quand on aime le lilas
Ah Ah Ah Ah Ah Ah
Ah, io li vedo già, compassati e seri a seguire come degli artisti il mio costume di legno, e si spingono di cuore per essere il più triste, si danno le spallate per essere il primo, e hanno portato delle vecchie che non mi conoscon più, han portato dei bimbi che non mi han mai conosciuto, pensano al prezzo dei fiori e trovano indecente non morire in primavera se ami i lillà, ah ah ah
Ah je les vois déjà
Tous mes chers faux amis
Souriant sous le poids
Du devoir accompli
Ah je te vois déjà
Trop triste trop à l'aise
Protégeant sous le drap
Tes larmes lyonnaises
Tu ne sais même pas
Sortant de mon cimetière
Que tu entres en ton enfer
Quand s'accroche à ton bras
Le bras de ton quelconque
Le bras de ton dernier
Qui te fera pleurer
Bien autrement que moi
Ah Ah Ah Ah Ah Ah
Ah, io li vedo già, i miei cari falsi amici, soddifatti del dovere portato a termine. E io ti vedo già, troppo triste e troppo contenta, nascondendo sotto il manto le tue lacrime da poco; tu non sai che, uscendo dal mio cimitero, entri nel tuo inferno, quando s'annoda al tuo braccio il braccio del tuo chiunque, il braccio del tuo ultimo, che ti farà piangere al contrario di me Ah ah ah
Ah je me vois déjà
M'installant à jamais
Bien triste bien au froid
Dans mon champ d'osselets
Ah je me vois déjà
Je me vois tout au bout
De ce voyage-là
D'où l'on revient de tout
Je vois déjà tout ça
Et on a le brave culot
D'oser me demander
De ne plus boire que de l'eau
De ne plus trousser les filles
De mettre de l'argent de côté
D'aimer le filet de maquereau
Et de crier vive le roi
Ah Ah Ah Ah Ah Ah
Ah, io mi vedo già, coricato per sempre ben triste al freschino nel mio campo di ossicini. Ah io mi vedo già alla fine di quel viaggio dal quale non si torna affatto. Io vedo già tutto questo, e ci sono i saggi perbene che osano chiedermi di non bere che dell'acqua, di non trapanare le ragazze, di tenere i soldi da parte, di apprezzare il filetto di sgombro e di gridare VIVA IL RE ah ah ah ah ah
Guccini ha un senso della poesia raro, ma tutto diverso rispetto a De André: De André è sincronico, Guccini è diacronico. De André è un quadro, Guccini un romanzo. Raramente De André racconta storie (Coda di Lupo, Sally, non a caso opere prodotte con Bubola), o comunque la narrazione, se c'è, è nascosta e gli eventi affiorano a posteriori (Giugno '73): la maggior parte delle canzoni sono immagini dove lo svolgimento della storia si coglie nell'intero disco. Guccini crea immagini sempre in movimento, dove c'è un filo narrativo di grande importanza, ed esso veicola il senso, non viceversa.
Incontro ne è la dimostrazione più lampante, e riesce a creare suggestioni poetiche altissime, in un condensato di nostalgie, impotenza e storia (tre-quattro fili narrativi, anche esauriti in un solo verso fanno di questo pezzo un romanzo).
Prosegue la serie delle altrui pietre miliari: questa la mia canzone preferita di Bob Dylan, dall'album Blood on the tracks, 1975, che è l'album più bello che esista al mondo. Qui sotto vedete l'intensissimo video dell'esecuzione nella seconda parte della mitica tournèe chiamata Rolling Thunder Revue, nel 1976. Questa canzone ha qualcosa di straordinario nella sua cavalcata di parole: una potenza veramente rara, alcune vette poetiche altissime, riferimenti biblici, magnifica nella scansione delle parole di Dylan. Amo la versione del disco originale, questa dell'anno dopo, quella dei bootleg della seconda parte del tour del 1978 e quella del 2002. Amo meno quella su Budokan e altre versioni. Questa è incredibile, semplicemente. Merita di essere ascoltata, riascoltata, fatta propria. Chiede pazienza, ma la ripaga. Questo video è uno dei vertici delle performance live del XX secolo, e non esagero.
Ho deciso che di tanto in tanto aggiungerò video di pezzi che in un modo o nell'altro mi sono piaciuti. Qui sotto c'è il primo: " Take this waltz", Leonard Cohen, 1986 Una traduzione di "Pequeno vals vienes" di Federico Garcia Lorca, poesia straordinaria resa divinamente. Pezzo che ha una carica emotiva rara, nel suo incessante e doloroso 3/4, così suadente e così piangente.