La Latta del Bardo

   Archivio di Michele Mari, il bardo di Volta Mantovana .
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El mago de Sasèll
Quando cambia il tempo
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sabato, 12 luglio 2008
 

questa cosa è parte di un progetto più ampio. Si chiama 4 perchè è la quarta cosa di una serie di cose più organizzate. Devo arrivare a 12, ora sono a 6. Quando arrivo a 12 ve le cuccate tutte. Questa è anche un talkin' blues.

IV

ASCOLTA IL TALKIN' BLUES

(chitarra elettrica Omar Ferlini)


Welcome San Francisco
Strada nuova e ripida
Che sale dietro casa di Omar
Smottato il campo dove
Guastalla teneva gli asini.
Welcome San Francisco
Metteranno forse il tram rosso
Per salirci in cima
Tra le casette nuove.
Welcome San Francisco
Qasbah del semaforo
Idea Web Agency
Skilled Arti Grafiche.
Welcome San Francisco
Strada in salita
Che porta al futuro
Due euro e quindici in tasca
Fanno un gelato scarso
È cara San Francisco
-e in salita-
Welcome San Francisco
Fosforescente sarà la notte
Al distributore di latte
Welcome San Francisco
S’ciao ancien régime.
postato da michelemari | 13:16 | commenti (6)
poesia


venerdì, 07 dicembre 2007
 

Benvenuta generazione senza futuro

(ma che vantaggio non doversene preoccupare)

mai partita al fronte

mai scappata dai lacrimogeni

mai iscritta ad un concorso pubblico.

Benvenuta: tuo sarà il regno

tua la potenza

ma niente gloria dei secoli.

Ti ciberai di bacche

ma non saprai andare a caccia

costruire capanne

e difenderti dagli animali feroci.

Benvenuta generazione senza futuro

che erediterà la terra

e non saprà che farsene.

postato da michelemari | 09:07 | commenti (13)
poesia


venerdì, 02 novembre 2007
 

 WORKINGMAN’S BLUES #4

 Ascolta la poesia

Me nono el g’à

Le ma grande e le onge negre

De quei chi g’à semper laurà

 

Me invece g’ò

Le ma picinine e le onge nete

Forse perché me nono

El g’à le ma grande

E le onge negre a sé

Aga per me

 

Mio nonno ha/le mani grande e le unghie nere/di chi ha sempre lavorato//Io invece ho/le mani piccole e le unghie pulite/forse perché mio nonno/ha le mani grandi e le unghie nere abbastanza/anche per me.

(questa è una delle poesie con cui ho vinto il concorso di martedì 30 Ottobre; l'altra è Siccome mi sono sempre dimostrato..., nella sezione "poesia" del sito).

postato da michelemari | 13:48 | commenti (5)
poesia


venerdì, 12 ottobre 2007
 

Due poesie per l'autunno

Ieri ascoltavo
Risolvendo cruciverba
“Tutto il calcio minuto per minuto”
(Serie B).
Penso che la mia vita
Si possa riassumere
Così


*

Dalla mia camera rivolta a sud
Guardo le nuvole
Ferirmi di sguincio
Cercando il nord-ovest.

Pioverà a Ferrara
Sul Palazzo dei Diamanti
Su Piazza Ariostea.

Io con pazienza
Aspetto l’autunno
E nuvole mie.
postato da michelemari | 20:50 | commenti (3)
poesia


venerdì, 03 agosto 2007
 

Due poesie per il ritorno

*

Non fumo.

Conosco altre migliaia di modi

Per rovinarmi la vita

Ad esempio bere

Amare

Pensare

Leggere i giornali

*

Quando raccontai la storia

Dei venticinque uditori

Ognuno a suo modo

S’addormentò

*


(... e poi saran le ultime, oramai)
postato da michelemari | 10:03 | commenti (2)
poesia


sabato, 12 maggio 2007
 

EL FREDUR

 

Ascolta la poesia

Ier sera le vegnì a cà mia

En me amìch

El sietàa a bistömà perchè la su dòna

La gh’ìa fàt en bröt-e-schèrs

E lü, puarì, el gh’èra restà mal.

Me ò pruà a diga de mia preocüpàs

Che le dóne le vè e le va

Cuma el fredùr a senèr

Ma lü la l’à mia capìda.

G’ò idea ch’el sape turnà a casa

L’abe sircà l’Aspirina endapartöt

E, visto che la la catàa mia,

L’abe scrìt öna poesia.

 

IL RAFFREDDORE: Ieri sera è venuto a casa mia/un mio amco./Continuava a bestemmiare perché la sua donna/gli aveva fatto un brutto scherzo/e lui, poverino, c’era rimasto male./Io ho provato a dirgli di non preoccuparsi/che le donne vanno e vengono come il raffreddore a gennaio/ma lui non ha capito./Penso che sia tornato a casa/abbia cercato l’Aspirina dappertutto/e visto che non la trovava/abbia scritto una poesia.
postato da michelemari | 13:38 | commenti (4)
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venerdì, 20 aprile 2007
 

E adès

Ascolta la poesia
(poesia del poeta che ha appena vinto un concorso di poesia)

E adès camine per strada

E te, cun chel tassi lè

Gh’èt idea de tiràm sota?

Te tirarèset sota’n poeta?

Ma sé, cuma se adés féss famùs!

I me scriv gnà l’articol en sö la Gasèta.

La me l’à dit, me nòna: almeno

Te gh’éset vinsì San Remo!

Ma te, che te me varde cun chela facia de semo

E te te sé fàt magnà el fant de briscola

A l’ültima mà, che t’el sìe che gh’èra

Amò sö l’ass e te pudìe dal sò prima

Se g’òmm fàt sinquantanöf te fò dèentà el cül quader a pesàde!

Sé, te te dise, l’è ‘na roba de gninte!

Va a dà via el cül! En de ‘sta vida pasada

Enciùdai cuma en sö ‘na crùs a le scragne

De ‘sta specie de bar

La gloria pö granda che pudòm viga

L’è fa sesantü a le carte.

 

E adesso cammino per strada/e tu, con quel taxi lì/pensi di investirmi?/Investiresti un poeta?/Ma sì, come se adesso fossi famoso!/Non mi scrivono nemmeno l’articolo sulla Gazzetta./Me l’ha detto, mia nonna: almeno/avessi vinto San Remo!/Ma tu che mi guardi con quella faccia da idiota/e ti sei fatto mangiare il fante di briscola/A l’ultima mano, e sapevi che c’era/ancora su l’asso e potevi buttarlo prima/se abbiamo fatto 59/ti faccio diventare il culo quadrato a calci!/Sì, tu dici, è una cosa da niente!/Vaffanculo! In questa vita passata/inchiodati come ad una croce alle sedie/di questa specie di bar/la gloria più grande che possiamo avere/è fare 61 a carte.

 

postato da michelemari | 16:22 | commenti (2)
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sabato, 14 aprile 2007
 

GRIMPEUR

 

Si alza sui pedali e va e attacca sul pendio

Appena inizia: ha una maglia arancione

E pure il volto lo sarebbe

Se il destino non l’avesse

Fatto nascere nel Messico.

E su, la salita è appena iniziata, è un Gran Premio di prima categoria

Ce n’è da arrampicare.

Io sono sul divano del salotto buono e mi reggo ai braccioli.

E quando con un distacco siderale dal gruppo scollina

E si butta in discesa addentando un panino

Per resistere agli ultimi chilometri

Io credo che allora c’è un modo per staccarsi dal gruppo

Bisogna attaccare appena la pendenza sale

Non importa di quanto né quando.

            Il Messicano che attaccava non vinse il Giro perché a cronometro perdeva ore.

A partire già da soli non c’è gusto.

Lo ripresero l’anno dopo quando era l’ombra di se stesso

E in salita si staccava dal gruppo, ma dal fondo.

Non si rivide più un attacco di Perez Cuapio

Da farmi attaccare ai braccioli e inforcare la mia bici rossa

Per vedere se solo sui sa staccarsi.

Davide, lo vedo in difficoltà: pensi che si riaccoderà al gruppo? Ma vedi, Auro, quando uno si stacca subito vuol dire che oggi ha qualcosa che non va. Forse è in crisi di fame… non penso che li riprenderà anche perché davanti tirano forte, guarda, vanno su anche con il diciotto, diciannove. Se si danno il cambio, è spacciato.

Vi sto ancora inseguendo, fuggitivi:

L’erta è lunga e la pendenza non ammette recuperi,

Guai se c’è un tornante.

Non so quant’è la soglia dei miei battiti

Il numero limite dopo il quale si chiude

Non so quanto ossigeno portano i miei polmoni

E quanti litri inspirerò ancora prima di soffocare.

Ma quel poco che ho ancora nelle gambe e nella testa

Mi dà la certezza che vi mangerò ogni secondo

Chilometro per chilometro

Anche se il pubblico sarà sciamato verso casa

E nessuno mi verserà acqua in testa o mi spingerà

-lo so, ho preso tutto il distacco nelle tappe facili:

mi rilassavo, in mezzo al plotone quasi senza pedalare,

e chi tirava si sfiancava per nulla, dicevo

il Giro si decide nei tapponi.

Così arrivai per ultimo all’inizio del difficile

e i primi metri mi piantai-

Ma sto arrivando a succhiarvi le ruote

Policromi omini sicuri della vostra

Frequenza cardiaca e capienza polmonare.

postato da michelemari | 13:18 | commenti
poesia


sabato, 31 marzo 2007
 

Siccome mi sono sempre dimostrato gentile e ospitale nei tuoi confronti
E tenendo conto che in vita mia non ho mai fatto nulla disinteressatamente
Sorvolando pure sul fatto che mi attrai parecchio e che forse sto per iniziare ad amarti
Considerando che mi ringrazi sempre ma forse ti sfugge il perché del mio atteggiarmi educatamente
Ecco, non è certo mia intenzione chiederti di darmela
Ma visti questi dati a buon diritto credo che tu dovresti
Concedermela.
postato da michelemari | 20:54 | commenti (1)
poesia
 

Bologna città di bici buganville
Rampicanti alle ringhiere
Intorno alla stazione.
Io qui
Ammiro la ferraglia impiccata ad ogni palo
Con sincera emozione.
Io qui, Bologna
Con i miei tempi di campagna
Ogni giorno mi stupisco
Delle vostre abitudini.
Io spiaggia ad ogni nuova onda del mare
Aspetto il verde
Per attraversare.
postato da michelemari | 20:54 | commenti
poesia