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sabato, 12 luglio 2008
questa cosa è parte di un progetto più ampio. Si chiama 4 perchè è la quarta cosa di una serie di cose più organizzate. Devo arrivare a 12, ora sono a 6. Quando arrivo a 12 ve le cuccate tutte. Questa è anche un talkin' blues.
IV
ASCOLTA IL TALKIN' BLUES
(chitarra elettrica Omar Ferlini)
Welcome San Francisco
Strada nuova e ripida
Che sale dietro casa di Omar
Smottato il campo dove
Guastalla teneva gli asini.
Welcome San Francisco
Metteranno forse il tram rosso
Per salirci in cima
Tra le casette nuove.
Welcome San Francisco
Qasbah del semaforo
Idea Web Agency
Skilled Arti Grafiche.
Welcome San Francisco
Strada in salita
Che porta al futuro
Due euro e quindici in tasca
Fanno un gelato scarso
È cara San Francisco
-e in salita-
Welcome San Francisco
Fosforescente sarà la notte
Al distributore di latte
Welcome San Francisco
S’ciao ancien régime.
venerdì, 07 dicembre 2007
Benvenuta generazione senza futuro
(ma che vantaggio non doversene preoccupare)
mai partita al fronte
mai scappata dai lacrimogeni
mai iscritta ad un concorso pubblico.
Benvenuta: tuo sarà il regno
tua la potenza
ma niente gloria dei secoli.
Ti ciberai di bacche
ma non saprai andare a caccia
costruire capanne
e difenderti dagli animali feroci.
Benvenuta generazione senza futuro
che erediterà la terra
e non saprà che farsene.
venerdì, 02 novembre 2007
WORKINGMAN’S BLUES #4
Ascolta la poesia
Me nono el g’à
Le ma grande e le onge negre
De quei chi g’à semper laurà
Me invece g’ò
Le ma picinine e le onge nete
Forse perché me nono
El g’à le ma grande
E le onge negre a sé
Aga per me
Mio nonno ha/le mani grande e le unghie nere/di chi ha sempre lavorato//Io invece ho/le mani piccole e le unghie pulite/forse perché mio nonno/ha le mani grandi e le unghie nere abbastanza/anche per me.
(questa è una delle poesie con cui ho vinto il concorso di martedì 30 Ottobre; l'altra è Siccome mi sono sempre dimostrato..., nella sezione "poesia" del sito).
venerdì, 12 ottobre 2007
Ieri ascoltavo
Risolvendo cruciverba
“Tutto il calcio minuto per minuto”
(Serie B).
Penso che la mia vita
Si possa riassumere
Così
*
Dalla mia camera rivolta a sud
Guardo le nuvole
Ferirmi di sguincio
Cercando il nord-ovest.
Pioverà a Ferrara
Sul Palazzo dei Diamanti
Su Piazza Ariostea.
Io con pazienza
Aspetto l’autunno
E nuvole mie.
venerdì, 03 agosto 2007
Due poesie per il ritorno
*
Non fumo.
Conosco altre migliaia di modi
Per rovinarmi la vita
Ad esempio bere
Amare
Pensare
Leggere i giornali
*
Quando raccontai la storia
Dei venticinque uditori
Ognuno a suo modo
S’addormentò
*
(... e poi saran le ultime, oramai)
sabato, 12 maggio 2007
EL FREDUR
Ascolta la poesia
Ier sera le vegnì a cà mia
En me amìch
El sietàa a bistömà perchè la su dòna
La gh’ìa fàt en bröt-e-schèrs
E lü, puarì, el gh’èra restà mal.
Me ò pruà a diga de mia preocüpàs
Che le dóne le vè e le va
Cuma el fredùr a senèr
Ma lü la l’à mia capìda.
G’ò idea ch’el sape turnà a casa
L’abe sircà l’Aspirina endapartöt
E, visto che la la catàa mia,
L’abe scrìt öna poesia.
IL RAFFREDDORE: Ieri sera è venuto a casa mia/un mio amco./Continuava a bestemmiare perché la sua donna/gli aveva fatto un brutto scherzo/e lui, poverino, c’era rimasto male./Io ho provato a dirgli di non preoccuparsi/che le donne vanno e vengono come il raffreddore a gennaio/ma lui non ha capito./Penso che sia tornato a casa/abbia cercato l’Aspirina dappertutto/e visto che non la trovava/abbia scritto una poesia.
venerdì, 20 aprile 2007
Ascolta la poesia
(poesia del poeta che ha appena vinto un concorso di poesia)
E adès camine per strada
E te, cun chel tassi lè
Gh’èt idea de tiràm sota?
Te tirarèset sota’n poeta?
Ma sé, cuma se adés féss famùs!
I me scriv gnà l’articol en sö la Gasèta.
La me l’à dit, me nòna: almeno
Te gh’éset vinsì San Remo!
Ma te, che te me varde cun chela facia de semo
E te te sé fàt magnà el fant de briscola
A l’ültima mà, che t’el sìe che gh’èra
Amò sö l’ass e te pudìe dal sò prima
Se g’òmm fàt sinquantanöf te fò dèentà el cül quader a pesàde!
Sé, te te dise, l’è ‘na roba de gninte!
Va a dà via el cül! En de ‘sta vida pasada
Enciùdai cuma en sö ‘na crùs a le scragne
De ‘sta specie de bar
La gloria pö granda che pudòm viga
L’è fa sesantü a le carte.
E adesso cammino per strada/e tu, con quel taxi lì/pensi di investirmi?/Investiresti un poeta?/Ma sì, come se adesso fossi famoso!/Non mi scrivono nemmeno l’articolo sulla Gazzetta./Me l’ha detto, mia nonna: almeno/avessi vinto San Remo!/Ma tu che mi guardi con quella faccia da idiota/e ti sei fatto mangiare il fante di briscola/A l’ultima mano, e sapevi che c’era/ancora su l’asso e potevi buttarlo prima/se abbiamo fatto 59/ti faccio diventare il culo quadrato a calci!/Sì, tu dici, è una cosa da niente!/Vaffanculo! In questa vita passata/inchiodati come ad una croce alle sedie/di questa specie di bar/la gloria più grande che possiamo avere/è fare 61 a carte.
sabato, 14 aprile 2007
GRIMPEUR
Si alza sui pedali e va e attacca sul pendio
Appena inizia: ha una maglia arancione
E pure il volto lo sarebbe
Se il destino non l’avesse
Fatto nascere nel Messico.
E su, la salita è appena iniziata, è un Gran Premio di prima categoria
Ce n’è da arrampicare.
Io sono sul divano del salotto buono e mi reggo ai braccioli.
E quando con un distacco siderale dal gruppo scollina
E si butta in discesa addentando un panino
Per resistere agli ultimi chilometri
Io credo che allora c’è un modo per staccarsi dal gruppo
Bisogna attaccare appena la pendenza sale
Non importa di quanto né quando.
Il Messicano che attaccava non vinse il Giro perché a cronometro perdeva ore.
A partire già da soli non c’è gusto.
Lo ripresero l’anno dopo quando era l’ombra di se stesso
E in salita si staccava dal gruppo, ma dal fondo.
Non si rivide più un attacco di Perez Cuapio
Da farmi attaccare ai braccioli e inforcare la mia bici rossa
Per vedere se solo sui sa staccarsi.
Davide, lo vedo in difficoltà: pensi che si riaccoderà al gruppo? Ma vedi, Auro, quando uno si stacca subito vuol dire che oggi ha qualcosa che non va. Forse è in crisi di fame… non penso che li riprenderà anche perché davanti tirano forte, guarda, vanno su anche con il diciotto, diciannove. Se si danno il cambio, è spacciato.
Vi sto ancora inseguendo, fuggitivi:
L’erta è lunga e la pendenza non ammette recuperi,
Guai se c’è un tornante.
Non so quant’è la soglia dei miei battiti
Il numero limite dopo il quale si chiude
Non so quanto ossigeno portano i miei polmoni
E quanti litri inspirerò ancora prima di soffocare.
Ma quel poco che ho ancora nelle gambe e nella testa
Mi dà la certezza che vi mangerò ogni secondo
Chilometro per chilometro
Anche se il pubblico sarà sciamato verso casa
E nessuno mi verserà acqua in testa o mi spingerà
-lo so, ho preso tutto il distacco nelle tappe facili:
mi rilassavo, in mezzo al plotone quasi senza pedalare,
e chi tirava si sfiancava per nulla, dicevo
il Giro si decide nei tapponi.
Così arrivai per ultimo all’inizio del difficile
e i primi metri mi piantai-
Ma sto arrivando a succhiarvi le ruote
Policromi omini sicuri della vostra
Frequenza cardiaca e capienza polmonare.
sabato, 31 marzo 2007
Siccome mi sono sempre dimostrato gentile e ospitale nei tuoi confronti
E tenendo conto che in vita mia non ho mai fatto nulla disinteressatamente
Sorvolando pure sul fatto che mi attrai parecchio e che forse sto per iniziare ad amarti
Considerando che mi ringrazi sempre ma forse ti sfugge il perché del mio atteggiarmi educatamente
Ecco, non è certo mia intenzione chiederti di darmela
Ma visti questi dati a buon diritto credo che tu dovresti
Concedermela.
Bologna città di bici buganville
Rampicanti alle ringhiere
Intorno alla stazione.
Io qui
Ammiro la ferraglia impiccata ad ogni palo
Con sincera emozione.
Io qui, Bologna
Con i miei tempi di campagna
Ogni giorno mi stupisco
Delle vostre abitudini.
Io spiaggia ad ogni nuova onda del mare
Aspetto il verde
Per attraversare.
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