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lunedì, 17 marzo 2008
DIECI COSE INTELLIGENTI CHE HO FATTO
1) Incollare sul campanello del mio appartamento la scritta “Fam. Farouk Assam” come antifurto.
2) A un tizio che mi domandava se avevo spiccioli, rispondere: “Sì ma mi servono”.
3) Avere scalato il passo Gavia in bicicletta un mattino di Luglio. Il Gavia da allora si chiama passo della Bestemmia.
4) Aver comprato una chitarra.
5) Lanciare una sedia per aria dopo il gol di Grosso in Germania-Italia.
6) Ai testimoni di Geova che mi suonavano alla porta rispondere: “Non ho tempo, sono un fervente politeista e sto ultimando la preparazione del mio altare per Cerere dea delle messi.”
7) Averci provato con tutte le mie compagne di classe delle medie, pur certo dell’inutilità della cosa.
8) Tacere.
9) Inseguire uno che aveva rapinato un vecchio (solo dopo seppi che erano dieci euro, ma in ogni caso, dopo avere preso per il ladro una spalla e chiestogli se aveva rapinato davvero il vecchio, ottenendo ad ogni buon conto risposta negativa, minacciando di chiamare i carabinieri, non potei fare altro che notare la sua corsa più veloce, e supporre il suo arrivo a Bucarest mentre io giravo l’angolo.)
10) Viaggiare in prima classe col biglietto di seconda.
sabato, 18 agosto 2007
Modena, stazione di Modena.
Il treno interregionale 2138 proveniente da Milano Centrale diretto ad Ancona arriverà con trenta minuti di ritardo. Ci scusiamo con i gentili utenti per il disagio.
Ci scusiamo inoltre perché piove ed è stata una giornata abbastanza di merda, ma questo esula dalle nostre competenze. Anche per noi non è stato il massimo.
Trenitalia vi è vicina anche per tutto il resto di casini che avete nella vita, e che vi sembrano più irritanti dei treni in ritardo. La responsabilità è probabilmente di qualche donna, politico, padrone o animale da appartamento, ed è al di là di quello che la nostra azienda può fare per voi.
Per chi domenica scorsa abbia viaggiato in scompartimento con almeno tre brutte fighe, oggi è disponibile un rimborso del viaggio se presenterete le foto delle ragazze. In ogni caso, Trenitalia si scusa per l’inconveniente. Purtroppo anche i cessi possono viaggiare. Stiamo procedendo con un ricorso al TAR del Lazio per impedire loro di spostarsi sui nostri treni.
Trenitalia ricorda inoltre che dal 15 di ottobre sarà vietato salire sugli Intercity Plus senza prenotazione, insultare lo speaker delle stazioni e portare con sé iguane da passeggio.
Si ricorda che è vietato oltrepassare la linea gialla in attesa dei treni, la linea rossa in caso di attacco nemico, la linea verde su Rai Uno, la linea per chi pensa di ingrassare. Si ricorda pertanto che le porte dei nostri Eurostar sono larghe un metro e venti. Per chi sorpassasse tale larghezza, è previsto un rimborso del biglietto.
È vietato attraversare i binari, servirsi degli appositi sottopassaggi, che oggi sono allagati per pioggia. Ci scusiamo con i clienti per il disagio: vi forniremo stivali da pesca e una canna, chissà mai che peschiate un Espresso per Girgenti in ritardo di mezzo secolo.
I bagagli lasciati incustoditi verranno sottoposti a controlli di polizia, per cui, nel caso siano esplosivi, fateli saltare prima di allontanarvi, altrimenti non sareste in grado nemmeno di essere un kamikaze rispettabile. Trenitalia ringrazia gli eventuali attentatori suicidi presenti per l’interessamento.
Il treno Intercity 1580 proveniente da Matera diretto a Parigi Gare de l’Est transiterà via Vienna-Düsseldorf-Strasburgo per guasti sulla linea e fermerà al binario 4 e un terzo anziché al binario 38 barrato, con un ritardo quantificabile intorno alla cifra che decidete voi visto che nessuno di questi messaggi è mai stato sentito al di fuori della vostra scatola cranica.
Trenitalia vi ricorda, comunque, che la vita non vi perseguiterà in eterno.
lunedì, 23 luglio 2007
Vi lascio un piccolo scritto, una piccola tesi di laurea, uno scherzo fatto al liceo, sulle macchinette degli alimenti nelle scuole (a Mantova la ditta principale è Argenta Vending). Una boiata enorme:
MACCHINETTE; UN'EPOPEA MILLENARIA
la potete leggere cliccando sul disegnino:
domenica, 01 luglio 2007
Bob Dylan è quel tizio che alle scuole medie la prof. di musica ti fa imparare con lo sbausciante piffero una certa blouinindeuind e che tu, che ti ritieni uno furbo, dici ai tuoi amici: “O ragazzi, ma questo è un capolavoro, poi ‘sto Bob Digan è uno che ne sa parecchio, è uno tosto, molto importante, ha fatto un mucchio di canzoni, altroché i Teichtèt”. Sapendo di sapere solo Blowin’ in the wind. Che con quell’odioso zufolo faceva solo cagare.
Bob Dylan è allora che tu ritorni a casa e cerchi se tuo papà cià la cassettina di blouinindeuind, e lui ti tira fuori un consunto reperto giallino con su scritto “Rockstar in Concert” e la versione di Blowin’ al Madison Square Garden ’71. Cazzo, è bella e l’ascolti tre quattro volte di fila. E ti accorgi che le parole di Tenco son diverse. Queste son più belle. Allora dici alla prof. di musica: non possiamo leggere la traduzione giusta e poi cantarla in inglese, che è più bello? No. Tre voci recitanti recitarono Quante le strade che un uomo farà. Poi noi cantavamo e qualcuno suonava il piffero e la tastiera al saggio di fine anno della scuola media Tazionuvolari di Voltamantovanainprovinciadimantova.
Bob Dylan è quel librino giallino Niutoneconomici Blues Ballate e Canzoni che tuo papà conservava con su quelli che tu credevi essere tutti i testi di Bob Dylan, e tu poi hai trovato in un remoto cassetto le bobine che il prof. di musica collega del tuo papà (il quale insegna matematica) gli aveva registrato durante le ricreazioni dai suoi vinile da collezione con il giradischi della scuola media Padrecostanzobeschi di Castiglionedellestiviereinprovinciadimantova. E stavi lì, era l’estate del 2000, col uolkmen a ascoltare a letto le cassette e leggere i testi. Così imparai a memoria tutto, fino a Tombstone Blues. L’altra parte di Highway 61 era su una cassetta che avrei trovato dopo.
Bob Dylan è il Fedo, nostalgico chitarrista quarantenne che si ricorda qualcosa e ti suona Mr. Tambourine man.
Bob Dylan è il testo di Bob Dylan’s dream che avevo incollato sul diario e la mia amica Federica, gran figa, ne aveva voluto una copia.
Bob Dylan è il pazzo che passava le vacanze insieme a noi nella casa dei padri a Temù in Alta valle Camonica, e io facevo l’animatore e i ragazzini ascoltavano con le altoparlanti Robbiuilliams mentre lavavano il pavimento, e lui arrivava incazzato come una faina urlando: Questo è una nullità, tra due anni nessuno sa chi è, di Bob Dylan si ricorderanno anche fra quattrocento anni! E poi rubava la chitarra del Fedo e cominciava a urlare, strastonato. Eseguimmo la più intensa versione di On the road again che uomo abbia mai sentito. E dire che mi fa anche un po’ schifo, On the road again.
Bob Dylan è la cassetta da 120 che hai regalato alla Fabiola, e che le ha fatto schifo, a parte AUUDAZITFIL!. Credo che sia il ritornello di Like a rolling stone
Bob Dylan sono io che decido di comprare una chitarra e allora, aprile 2001 vado a Mantova a comprare un cassone che mi costò centoventi carte da mila (ossia 120.000 £), e giù a spaccarsi le dita fino al sangue, e frantumare plettri, ma poi riuscire a fare Mr. Tambourine Man con il Fedo era uno soddisfazione.
Bob Dylan è il fratello maggiore e minore di tutti i grandi che ciò la discografia, Leonard Cohen, Guccini, De Andrè, De Gregori, Vecchioni.
Bob Dylan è Dario, che gli hai prestato Highway 61, finalmente intero perché l’avevi preso con l’Espresso e si è appassionato.
Bob Dylan è Pat Garret and Billy the Kid acquistato in Germania.
Bob Dylan è finalmente la cassetta con su Blonde on Blonde che hai trovato. E Visions of Johanna rimani lì a ascoltarla con Blues Ballate e Canzoni in mano e non ci capisci niente ma è gran bella.
Bob Dylan è il professore di musica collega del mio babbo che ti presta Time out of Mind, Oh Mercy, Bootleg series 1-3, Blonde on Blonde in Cd (non è poi che mi piaccia così tanto). Poi è padre Giovanni, parroco, che tu gli rubi Freewheelin’ e Desire che tanto lui non li ascolta, è solo abbonato a TV sorrisi e canzoni.
Bob Dylan è Blood on the Tracks che a me e Dario che ce lo masterizzavamo pareva così prezioso che era sacrilego fotocopiare la copertina. Due ore di latino a ricopiare il disegno con quel naso di profilo che non gli usciva. Da quel giorno al posto di salutarci urlavamo IAAAIDIOTUIND.
Bob Dylan è mio papà che mi porta nel negozio di Deborah Kooperman, già chitarrista di Guccini, a Villafrancadiveronainprovinciadiverona, e acquisto la mia seconda chitarra, una Seagull, molto costosa e molto bella, con la quale in tecnica ormai batto il Fedo.
Bob Dylan sono io che dico mi manca solo l’armonica, allora rubo al prete il supporto e mi reco nel medesimo negozio e la compro. E la mia collezione continua.
Bob Dylan è WinMX che mi ha dischiuso le porte di Planet Waves, John Whesley Harding e tanti altri, praticamente tutti.
Bob Dylan è che però poi mi sentivo in colpa, allora al concerto ci devo andare, per dargli un po’ di soldi, allora via a Stra io e Dario in autostrada che era la prima volta che la prendevo e al casello sono anche dovuto scendere perché non arrivavo a ritirare il biglietto, avevo calcolato male la distanza.
Bob Dylan è la Hard Rain che abbiam preso in testa, o meglio era una hail coi controcazzi, là a Stra. Io poi non avevo l’ombrello e mi arrivava la mia parte di grandine e poi anche quella di quelli di fianco che avevano l’ombrello. Però quando è salito sul palco, che cazzo lo scrivo a fare, Bob Dylan è Bob Dylan.
Bob Dylan è quello che ha fatto dei dischi di merda ma per scrupolo hai pure quelli. Insomma, da Shot of Love a dire che è bello ce ne passa. E tutti gli altri dischi che non sopporto, e li lascio lì, come se non li avesse fatti.
Bob Dylan sono le classifiche dei dischi più belli, allora c’è la lotta: Blood, Highway, Mercy, Desire? Freewheelin’, Times, Blonde, John? Love, Time, Planet? Nashville (bè forse no), Morning (no), Legal, Infidels? Live 75 o 66? Cazzo, son tutti belli, magari più belli o più brutti di New Skin di Cohen, o di Radici di Guccini, ma son tutti più belli di quelli di Baglioni. Cazzo.
Bob Dylan è litigare col Paio che diceva che era morto.
Bob Dylan è una tipa alla Ricordi di Bologna che paga il Gritestits di Britnispiars e poi chiede curiosa chi sia il tipo con la sigaretta dopo Marylin Monroe nelle foto sul soffitto. L’avrei uccisa a colpi di Bootleg Series in testa, che son tre Cd bei pesi.
Bob Dylan è When we first met e tutto il resto che viene dopo, che ogni disco mi ha cambiato un poco. Forse in peggio. Ma io ci voglio bene a quel tipo là che la chitarra e l’armonica le suono meglio io, e se permetti ho anche una voce più gradevole. Ma lui è Bob Dylan e metti caso che mi chiamavo Robert Zimmermann pure io nato a Duluthinprovinciadiminnesota, lui era quello giusto.
giovedì, 21 giugno 2007
Carissima,
è molto che non ci scriviamo ma di cose da raccontare non ne ho poi molte. Ma sì, le solite cose, o non molto di più… Cioè, cosa vuoi che ti conti: ieri ho segnato la mia prima doppietta… peccato, era un così bel fucile, con quel graffio dalla parte perde gran parte del suo valore. Altre cose grosse, non direi: non mi sono arruolato per nessuna guerra, nessun meteorite ha colpito la mia casa, nessun fiume mi è straripato sotto i piedi… sono queste le cose da raccontare e io non ne ho.
C’era una volta quello che sapevo raccontarti e adesso non ne ho voglia. Ogni tanto apro il frigo per vedere cosa c’è… c’è una colonia di melanzane (amo solo la frutta di stagione), una scatola di dodici uova. Credo che mi farò una frittata di melanzane. Altro da dire?
Prima stavo guardando un documentario in televisione e ho notato che non parlavano del Minnesota. Nessuno parla mai del Minnesota. Ovvio, potresti obiettare, era un documentario sulle guerre puniche, ma oseresti mettere in dubbio l’importanza strategica del Minnesota per le guerre puniche? Se i Cartaginesi avessero avuto un avamposto lì, avrebbero stravinto. Il fatto che il mondo dei documentari trascuri il Minnesota mi fa pensare che il Minnesota sia uno dei posti peggiori del mondo, e allora mi sono documentato e ho scoperto che là non hanno gli autovelox ma un’altissima incidenza di emorroidi. Allora ricordamelo, se da grande dovessi diventare Piero Angela, dovrò rendere onore a questo stato dimenticato. Oddio, è poi difficile che io diventi Piero Angela, per il semplice motivo che sono Michele Mari, ma se dovesse succedere, il Minnesota avrà finalmente l’onore che gli spetta. Al mondo c’è anche di peggio che il Minnesota, eppure continuano a far documentari su cose che non sono il Minnesota e questo mi ricorda la notte di maggio che io volli essere qualcos’altro, un astro, un cane, uno stato americano, ma basta essere Michele Mari, eroso dall’impossibilità di diventare Piero Angela.
Il mio cane da guardia ha paura dei ladri ma i ladri a casa mia non entrano perché han paura del cane. Basterebbe parlarsi per risolvere il problema e svaligiarmi la casa, ma il cane ha paura di parlare ai ladri e i ladri non si fidano ad avvicinarsi al cane. Poi i cani non parlano, o almeno il mio non parla, nonostante abbia vissuto in una casa piena di televisioni, melanzane e grattugie (solo quando è stagione, le grattugie di serra sono insipide).
Ieri ho dimenticato di scolare la pasta e l’ho mangiata scotta, anzi, ho anche rinunciato a scolarla, l’ho mangiata con l’acqua e devo dire che non è male. Questo mi ha fatto venire in mente i primi tempi che ero un bambino e non so perché. Io da bambino giocavo al Meccano e ho capito subito, al primo tentativo, che le viti non andavano ingoiate.
L’altro ieri mi è venuta la nostalgia a guardare le stelle. Eppure, anche stasera non ho altro da guardare, ammesso che non mi venga voglia di aprire il frigo e osservare una colonia di melanzane. Oh, lo farei, se non mancassero di poesia, le melanzane. Si chiamassero stelle le melanzane e melanzane le stelle, avremmo gli amanti ad osservare il frigo, d’estate… oppure no, sono lì per ricordare a Michele Mari la notte di maggio in cui volle essere una melanzana. O una stella.
Saluti
Michele (detto “quello con la camicia rossa” se ho la camicia rossa e i presenti non mi conoscono”)
lunedì, 30 aprile 2007
Come di solito, il circolo delle beghine si riunì la domenica, nel tardo pomeriggio, per giocarsi a scala quaranta le monetine rimaste nel borsello. Nell’attesa che arrivassero tutte, come di consueto, si raccontarono a vicenda le gesta eroiche dei propri figli.
Adamina iniziò: -Mio figlio, disgraziato!, c’ha una pagella che sembra la schedina del totocalcio. Mancano solo le X.-
Virginia andò avanti: -Il mio è così bravo! La maestra parla sempre così bene di lui…- Si aprì la porta, tutte le signore si voltarono e Adelma disse: -Oh, buonasera, signora Rosso!-.
-Buonasera, mica buona, ‘sta sera!.
-Oh, santa pace- fece Ines –cosa t’è successo?
-Ma sì, quella deficiente di mia figlia!
-Cos’ha fatto, adesso, la Cappuccetto, che è una bambina così brava?-
-Ma niente! È che è deficiente! L’altro giorno, a ‘sta scema, le dico: “Visto che tua nonna è malata che c’ha l’artrite e la flebite e tutto, vai mo’ a portarle su ‘sto cesto di roba” (che c’era dentro del pane, del burro, le medicine, la marmellata, un pacco di pasta e tutte quelle robe lì, no?). Allora lei mi fa: “Sì, sì, ci vado”, ‘sta scema, che è scema, c’ho una figlia scema. Ci faccio: “Però sta mica andare nel bosco, che è pericoloso, c’è il lupo, ti mangia, ci sono i funghi velenosi, i serpenti e i socialisti. Vai per la strada grande, è un po’ più lunga ma è sicura. E ‘sta cretina, zac, dritta come un fuso nel bosco. Saltellando, tra l’altro, che metti che cade a far l’idiota a saltellare è buona di spezzarsi una gamba, ‘st’idiota, santamariadelcarmelo. Niente, va nel bosco, quel bosco che c’è lì dietro al Marchino, e poi per forza, tac, salta fuori il lupo. Lei cosa fa? Uno normale scappa, ma lei no, scema d’una scema, sta lì, si mette a parlare col lupo. Cretina! “Ma dove vai, ma cosa fai, ma cosa non fai?” fa il lupo, e lei, che già non era scappata, le dice tutto: “Vado dalla nonna col pane il burro, lei sta in via Gatti al numero 4, è vecchia e malata”. Cogliona! Poteva dargli le chiavi di casa, già che c’era. Santamariadellegrazie, il lupo prende su e va dalla nonna, che un po’ è sorda, un po’ e cieca, lo fa entrare, e gnam, lui se la mangia. Che mia mamma non fosse un fulmine lo sapevo già, ma Cappucceto, santantoniodallabarbabianca, lei no, speravo che un po’ di sale in zucca l’avesse, che la mando anche a scuola, le ho comprato l’atlante e le matite e tutto. Invece ‘sta zuccona, bella come il sole va dalla nonna e bussa e il lupo fa finta di essere la nonna e lei, che c’è bisogno che sia scema una per non accorgersi, dice: “Sono Cappuccetto, nonna, fammi entrare”. E il lupo (che ci avrà pure la voce diversa da mia mamma, perlebuoneoperedelsignore!) le dice di venir su che la porta era aperta. Lei niente, non si accorge della voce e non si accorge che non è la nonna. Dice solo: “Ma che pelo lungo che hai”, che la nonna un po’ di baffi li aveva, ma santamariaimmaccolata, da lì a un lupo ce ne passa. “Che voce grossa che hai”, fa sta deficiente! “Ma che denti aguzzi, ma che bocca larga”, e il lupo, che forse allora si era accorto che mia figlia è proprio dura come il marmo di Carrara, gnam, s’è ingoiato anche lei-
A bocca aperta, incredula, Adelina chiese:-Opercristo, ma Cappuccetto è morta?-
-Ma no- fece la Signora Rosso – poi è venuto Fiorini, il cacciatore, che ha trovato il lupo che gli sembrava un po’ grasso, l’ha ammazzato e ha tirato fuori mia mamma e mia figlia che stavano bene.-
-Meno male, va là- disse Virginia –ma cosa le hai detto quando è tornata a casa?-
-Niente, le ho solo dato una mano di pacche, a ‘sta cretina. Bè, chi è di mazzo?-
sabato, 14 aprile 2007
34 motivi per cui è bene odiare, assassinare, impiccare, emarginare e martoriare uno scout
- Lo scout si riconosce dal portamento ondeggiante di 30° a destra e a sinistra, dal sorriso ebete di quello che è contento ma non sa perché e dalla divisa. Se non ha la divisa porta comunque colbacchi o strani copricapo di tale genere
- Lo scout è tenuto a portare le braghe corte fino a 30°c sotto zero. Dicono che tempri lo spirito e il corpo. Può darsi. Da cosa si può essere più temprati che non da una polmonite?
- Lo scout sorride o ride sempre. Raramente è triste, e il più delle volte fa finta di esserlo. Il sorriso, certificato “bianchissimo Mentadent”, è quello tipico dell’idiota.
- Lo scout ama cantare. Di punto in bianco, senza che nessuno se lo aspetti, attacca motivi come “Il giuramento del Lupetto” “La terra Dio creò” “Come è bella la natura” “W l’Alpe” e cose così. Per contrastare cotanto di canora espressione, l’empio vicino attacca, per annullare lo scout, motivi quali “L’uselin dela comare” “E mi e ti e Tone” “Osteria n°8” “L’avvelenata”…
- Uno scout porta sfiga. Di più di mia nonna e di meno di una suora. La differenza è che l’effetto di queste si può contrastare toccandosi ampiamente, mentre per uno scout non c’è nulla da fare. Bisogna attendere che si compia il destino.
- Se tu stai parlando con qualcuno lo scout ci deve per forza pocciare il naso. –Di cosa state parlando- dice. –Niente- rispondi. Lui se ne andrà via dicendo: -a me non mi dice mai niente nessuno.-
- Se ti intrometti in una discussione tra due o più scouts dicendo:-Di cosa state parlando-, prima ti diranno:-Niente.- ma se insisti ti dirà tutto dalla A alla Z, anche se fosse una spia del Cremlino
- Nessuno scout è mai diventato spia del Cremlino. In compenso molti scout sono diventati quei pupazzotti di Pippo e Topolino che ti accolgono a Disneyland
- Se chiedi a uno scout qual è il film più bello che ha visto ti dirà senz’altro Bambi.
- Lo scout identifica il sesso maschile e femminile rispettivamente coi vocaboli “pisellino” e “patatina”. Ma a volte li scambia
- Se uno scout dice una puttanata si scusa dicendo: -Scusami, è un lapsus freudiano.- Poi in disparte ti chiede: -Ma sto Lapsus, chi cazzo era?-
- Lo scout riconosce tremila impronte di animali, quattromilatrecento versi di uccelli e due congiuntivi.
- King Kong faceva discorsi più compiuti di quelli di uno scout
- Quando uno scout comincia un discorso di politica esordisce sempre:-Che poi, quel nazista di Lenin…-
- In Russia non ci sono più gli scout perché li hanno mandati in missione in Siberia. Apposta.
- Una parolaccia fa impallidire uno scout, una bestemmia causa la sua reazione. Dice:-Ma oh… con questi termini!- In cambio della sua pietà verso i peccatori lo scout riceve amichevoli manganellate.
- L’ultimo libro che ha letto uno scout è “Le avventure di Pallina”
- Gli scout suonano tutti la chitarra. Però a volte la suonano con l’archetto.
- Uno scout non farebbe male a una mosca. Le mosche, se potessero, ucciderebbero tutti gli scout. Questa cosa è stata dimostrata dall’etologo Bernhard Wallenstein, lasciando chiuso uno scout per tre mesi in uno scatolone 1x1 insieme a una mosca. Quando, aprendo la scatola, scopri che purtroppo le cavie erano decedute, gli dispiacque molto per la mosca.
- Lo scout non sa dire di no. Per ristrettezza di vocabolario.
- I nomi in lingua straniera sono un terno al lotto. C’è una possibilità su tre miliardi che uno scout riesca a leggere correttamente la parola Nietzsche.
- Lo scout ama smodatamente fare le capriole. Doveva pur trovare il modo di mandare un po’ di sangue al cervello, no?
- A tutt’oggi nessuno scout è riuscito a capire come scrive supercalifragilistichespiralidoso.
- Lo scout sa tutti i giochi di società possibili. Ma quando qualcuno propone il gioco della bottiglia, l’unico gioco per cui vale la pena fare le scuole medie, tra la generale approvazione, lo scout vorrà senz’altro giocare al gioco dell’indovinello.
- Quando stai raccontando una barzelletta lo scout ti interrompe e dice contento:-La sai l’ultima? Sai qual è il colmo per un idraulico?- Per fortuna gli viene impedito di finire, e quando gli si dice che è vecchia come il mondo, lui dice:-Ma se me l’hanno spiegata ieri!-
- Una volta uno scout si è soffocato ingoiando il pezzettino di plastica che tiene su l’etichetta nei vestiti nuovi.
- Adesso che c’è la fuga dei cervelli, sono fuggiti anche i cervelli degli scout. Solo i cervelli. Cercano qualcuno che li capisca.
- Una volta uno scout ha detto una parola complicata. Ornitorinco. Poi ha aggiunto:-Che bel nome, mio figlio lo chiamerò così-
- Uno scout comprò la Svezia per 13 Euro da un marocchino in spiaggia, ma poi si sentì raggirato.
- Uno scout, quando va in pensione, ha tanti neuroni attivi quanti Schifani quando fa un discorso. Ciò fu dimostrato dal neurochirurgo Braunsweigh, che spense anche quei tre residui. Poi, visto che aveva novantatre anni, poté morir contento.
- All’inventore di Frankestein non venne mai in mente di metterci il cervello di uno scout.
- Uno scout deve fare una buona azione al giorno. Una volta uno scout aiutò Rita Levi Montalcini a attraversare la strada. A metà delle strisce la vegliarda chiese:-Ma sei uno scout?- alla risposta sì, prese il lupetto e lo gettò con inaspettata potenza sotto un camion. Poi andò a un congresso sull’eutanasia e disse di averla appena praticata. Viva Rita!
- Lo scout ama recitare. Però gli fan sempre fare la parte dell’albero o del muro.
- Se non ci credete provate a chiedere allo scienziato antiscoutista Wolkrantzer. Lui vi dirà senz’altro che lo scout è quanto di peggio possa esistere e vi darà la prova. Lascia uno scout dentro un ascensore bloccato. Il tasto con il campanellino non verrà mai premuto perché lo scout pensa: chissà cosa può succedere se lo schiaccio. Dopo 7 giorni lo scout è morto e l’esperimento riuscito. Non ci credete: riprovate fin che ce n’è.
Grazie a: Wallenstein, Braunsweigh e Wolkranzer. Effettuato coi fondi del Comitato Anti-Scout
sabato, 07 aprile 2007
DIARIO DELLO STUDENTE FUORI SEDE
SET/OTT: L’anno accademico inizia sotto i migliori auspici, la casa è un appartamento misto, due donne e tre uomini, gente amichevole. Si pranza e si cena insieme, c’è un cartello che indica i turni da rispettare per lavare i piatti e i pavimenti. La casa è lustra, viene affisso qualche manifesto per dare un tocco di colore. Gli armadietti pullulano di generi alimentari, c’è abbondanza e sempre gente che va a fare la spesa.
NOV/DIC: Cominciano i primi esami. L’atmosfera è tesa, non ci si incontra quasi mai a pranzo e a cena, i piatti restano nel lavello per settimane. Cominciano a far capolino alcuni scarafaggi, che vengono però avvelenati. Nel bagno è più facile sporcarsi che lavarsi. La roba da mangiare scarseggia e nessuno ha mai voglia o tempo di cucinare. La camera delle donne sembra un bazar di Kabul: oggetti di cui la maggioranza degli uomini ignora l’esistenza giacciono in ogni angolo dalla stanza e formano un tappeto. Nella camera degli uomini si verifica il fenomeno “Fontana di Trevi”: le monete cadono dalle tasche dei calzoni e quando una buona anima scopa, oltre alla polvere raccoglie 12-13 Euro in vari tagli da 2-5-10 cents e nell’originale formato di 3 cents, nato dall’unione di due monete da 2 e da 1, recante nel verso, per motivi non trasparenti, l’effige di Platinette. Oltre alla paletta per pulire serve una carriola.
FEB/MAR: Dopo la pausa di Gennaio, l’appartamento ritorna a vivere a Febbraio: i piatti sono sporchi da Dicembre e il controllo è stato assunto ad interim da un insetto a sei zampe e due teste, molto somigliante all’ex Ministro Calderoli, che deve essere abbattuto a fucilate. Altri scarafaggi resistono agli assalti umani e proliferano nella zuccheriera. I generi alimentari scarseggiano: si mangia solo pasta al pomodoro o al tonno, o insieme. In bagno il water ha preso vita e si sposta continuamente trascinando con sé metri di tubazioni. Vengono chiamati idraulico ed esorcista, ma alla fine l’idraulico viene posseduto dal demonio e l’esorcista fagocitato dal water. In camera dei maschi si verifica il fenomeno dei cerchi nel grano, che nel frattempo è cresciuto sul pavimento in maniera misteriosa.
APR/MAG: con la bella stagione nessuno torna mai a casa. Gli scarafaggi instaurano una convivenza pacifica e dividono con gli inquilini il conto della spesa e le bollette. Sul balcone nascono misteriose piantine transgeniche dall’incrocio fra i mozziconi di sigaretta e una foglia di basilico tricuspidato. La camera delle donne comincia ad assomigliare ad un deposito di scarti industriali e le abitanti rimangono sbarrate dentro da esseri sviluppatisi nell’ecosistema autonomo nato sul pavimento. Dagli uomini, che sanno approfittarne, si è aperta una fabbrica di pasta. Ma ormai le lezioni stanno per finire… ci si organizza per le pulizie di fine anno. L’acqua per tirare lo straccio contiene: antiruggine, sgrassante, acido muriatico e solforico, alcool etilico, whisky (che non può far male), mirra, tritolo e gatorade. La casa ritorna a splendere, poi esplode.
Ritrovato in un antro nascosto di un codice della biblioteca Vaticana, ecco a voi, tradotto da Alfonso Traina, il tredicesimo libro dei dialoghi di Seneca. Purtroppo ci è giunto in forma mutila, ma quello che ci rimane è più che sufficiente per capire ancora più nel profondo l’animo del grande filosofo.
I
1 A te, o Lucilio, migliore tra gli uomini, voglio insegnare l’arte del vivere approfittando degli altri. Infatti sempre ci affanniamo per portare a casa il danaro, e poi ci roviniamo la vita per conservarlo, ma vi è una libertà migliore di quella di cui gode colui il quale, libero da apprensioni, campa allegramente coi soldi degli altri? Questo, Lucilio, devi tenere bene a mente: libero è colui che scrocca. Egli non libera soltanto se stesso, ma anche coloro di cui s’approfitta, facendo apparire loro il denaro meno importante e più liberalmente spendibile. 2 Ogni giorno è un giorno strappato alla morte, e pertanto da vivere appieno: pensare ai propri soldi non fa altro che rovinarcelo. Come colui che, dopo una giornata passata nei campi a sudare viene chiamato alla battaglia, così ci comportiamo per accumulare una montagna di soldi. Ma quando li ha già un altro, a che serve averne anche noi? Compreresti mai un libro se lo possiede un tuo amico che te lo presterebbe sempre? Lasciamo che gli altri si dannino per la loro misera pensione: tu, o Lucilio, scrocca, scrocca sempre! Potrai innalzarti verso il cielo e osservare dall’alto il nostro mondo. Noterai così la sua infima piccolezza e dirai: “Perché sono stato così sciocco da conservare un mucchietto di monete che da qui non si vedrebbe nemmeno se avessi la vista di un’aquila? Quanto tempo ho perso per scavarmi un pozzo, quando potevo attingere l’acqua da quello del mio amico!” 3 Bisognerà chiedersi: cos’è importante? Importante, Lucilio, è essere libero dalle preoccupazioni per potersi dedicare alle arti liberali. Importante è non pensare al denaro, non pensare a come accumularne e a come non sperperarne. Cos’è importante? Importante è imparare ad approfittare al meglio del denaro, quello degli altri. Cos’è importante? Importante è disprezzare la ricchezza, vivere modestamente, non curarsi degli affari, ma convincere gli altri a farlo per poter aggrapparsi alla loro schiena. Cos’è Dio? Boh, che cacchio ne so, e comunque non c’entra nulla. Quello che è certo è che se Dio è quello che è, è perché è uno scroccone. E ricorda che tu, se lo vuoi, puoi diventare Dio!
II
1 Affinchè tutte queste parole abbiano per te un senso pratico, ti insegnerò alcuni stratagemmi che è bene osservare per scroccare ed avvicinarsi a Dio. Quando si va in vacanza, ha forse un senso portarsi venti tubetti di dentifricio? Quando si va alla taverna, fai in modo che uno solo abbia con sé i soldi, e fai in modo di non essere mai tu. Se si propone di fare alla romana, dopo che l’amico ha pagato, esibisci il biglietto del taglio più enorme che esista, in modo che nessuno abbia il resto da darti. Altrimenti, raccogli i soldi di tutti prima e bara di poco sul resto di ognuno: i resti di tutta la tua compagnia pagheranno anche per te, visto che nessuno fa mai lotte per pochi centesimi. Sii sempre l’ultimo a pagare, e se sei solo ricordati di questo: molte monete non vengono mai contate da una barista. Oppure, comincia a contarle appoggiandole sul bancone e sostieni che siano finite proprio ai tre quarti della somma intera: poi dovrai dire “altrimenti ho solo quelli”, e tirare fuori una banconota enorme. 2 Ricorda che le donne per natura mangiano di meno degli uomini: mediamente, ogni cinque donne si guadagna una pizza intera fatta coi loro avanzi. Ricorda che i grissini sono gratis, anche quelli degli altri tavoli. Ricorda che qualsiasi omaggio non deve essere mai rifiutato. 3 Se farai sempre così, riuscirai a risparmiare sempre. Ma ricorda di farlo senza che nessuno se ne accorga, perché ti prenderanno per avido. Come colui il quale getta lo scudo e scappa dalla battaglia, così tu avrai salva la pelle: scappando quando si prensentano i problemi veri: quando sarai elevato alle stelle vedrai che questi problemi non erano poi così grandi rispetto all’universo intero.
III
1 Fatti da mangiare, o Lucilio, e vedrai come sei bravo: ma sappi che stare ore ed ore a sfornellare è noioso, e tu lo sai già. Sposati, dunque, e fai fare tutto alla tua moglie. È lì apposta. Ma se non vuoi condivedere la rottura di balle per tutta l’esistenza con un altro essere che gira per casa, basterà scroccare: lo scrocco è la soluzione più semplice per tutto. A cena fatti invitare. A pranzo fatti ospitare. A merenda, fatti trovare sotto casa dell’amico. Mai nessuno nega un panino ad un amico. Poi, quando entri in casa, fai incetta di libri, suppellettili, cancelleria e fattele prestare dal tuo amico. Dì: “Te le renderò al più presto”. Tutti e due sapete che non sarà così. 2 Più tempo una cosa prestata passa nelle mani di un altro, più il proprietario si dimentica di averla avuta. Questo gioca tutto a tuo vantaggio, o Lucilio…
A questo punto il codice si interrompe. Alcune pagine sono state strappate. Secondo Dan Brown, che sta scrivendo il suo prossimo libro, “Il codice che io ci ho provato ma non l’ho mica capito”, sarebbe stato Leonardo ad usare quelle pagine per pulirsi il culo.
sabato, 31 marzo 2007
"Cronache di un cronista di prima categoria" è opera di ampio valore socialculturaletnologico. Si tratta, ma avrete modo di leggerlo più diffusamente, di cronache di partitelle di calcio, da cui si dipanano fitti intrecci narrativi, storici, un viaggio nella memoria locale e collettiva.
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Questo recita la prefazione:
Ciò che avete per le mani è semplicemente la raccolta delle cronache della squadra A.S. Volta, che ho scritto per certi giornali locali, corredate da alcune impressioni personali.
Doverose sono alcune precisazioni: in primis, tutto ciò che appare tra virgolette è da intendersi come pronunciato in dialetto dell’alto mantovano, che ho tradotto, a malincuore, per evitare poco leggibili note e rendere il tutto comprensibile ai subpadani. Si perde un po’ lo spirito, ma credo che la scelta che ho operato sia quella più opportuna. Le note, una manciata, appaiono ad illustrazione dei punti cardine. In secundis, ipocritamente, per non urtare la sensibilità di nessuno, ho censurato la parte finale delle bestemmie con tre asterischi. Personalmente, non intendo offendere divinità alcuna: la bestemmia è, per quanto deprecabile, costume locale, e io sono solo un cronista. Non ne abbia a male nessun onnipotente e non si senta imbarazzato nessun religioso. In tertiis, tutto quello che qui dentro è raccontato è vero per come me lo ricordo io, non è importante se poi sia avvenuto sul serio o meno (sono pur sempre un giornalista). Nulla è stato cambiato nel mettere su carta la mia memoria. Se questa mi ha giocato qualche tiro mancino, non sono io quello a cui dovete rivolgervi. I nomi, nonostante l’apparenza, non sono stati cambiati.
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